Santuario della Madonna del Castello

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Il Santuario della Madonna del Castello si erige e fu costruito sul luogo ove sorgeva l’antico Castello di Caraglio, di cui sono visibili ancora alcuni ruderi di mura e delle torri, fu citato per la prima volta nel 1128, era uno dei fortilizi più importanti della zona. Un documento di Federico Barbarossa, del 1159 citerà nuovamente il paese segnalandone le dipendenze in materia di sovranità dal vescovo di Torino.

Il Santuario della Madonna “Regina degli Apostoli” è noto agli abitanti del luogo semplicemente come Madonna del Castello.

Il santuario, venne eretto nel 1879 intorno alla cappella feudale quattrocentesca rinvenuta il 5 maggio 1810 da Costanzo Chiapale, che mentre lavorava in una vigna scoprì casualmente una caverna sotterranea, rivelandosi poi essere l’antica cappella del castello. Fu poi un ex-domenicano, padre Donadio, che si assunse le spese della costruzione della chiesa a pianta centrale sormontata da una cupola e degli alloggi di cappellano e sacrestano.

Nella cappella del 1410 un autore anonimo affrescò le scene della vita di Maria arricchita da episodi tratti da Vangeli Apocrifi: la fuga in campagna di Gioacchino, pieno di vergogna e tristezza per la sterilità della moglie Anna, l’incontro alla porta Aurea, in cui da un solo abbraccio sarebbe sarebbe stata generata la Vergine e la nascita della Madonna con Sant’Anna assistita da una levatrice. Seguono la visita della Vergine a Santa Elisabetta , la nascita di Giovanni Battista, San Zaccaria ed un pastore con il gregge, la fuga in Egitto, Gesù con i Dottori del Tempio, Maria Vergine in mezzo agli Apostoli nel Cenacolo e una Dormitio Virginis.

Purtroppo nel corso delle operazioni per riportare alla luce la cappella interrata le figure dei santi fondatori degli ordini religiosi medievali andarono perdute.

Colonna dell’Immacolata

Un elemento molto importante del Santuario è certamente la colonna, con la statua in marmo, eretta nel cortile nel 1910, in occasione del primo centenario della scoperta della cappello dell’antico castello. La colonna si staglia alta su una larga base , che riporta la statua di quattro vescovi, legati in qualche modo alla storia del Santuario. La Vergine, prima rivolta verso la pianura, poi rivolta verso la strada di accesso al santuario, in occasione della ripulitura del 1996, è rappresentata con le braccia aperte.

I quattro vescovi sono, iniziando da quello rivolto a Sud e muovendosi in senso orario, Agostino Richelmy, arcivescovo di Torino, Teodoro Valfrè di Bonzo, vescovo di Cuneo, entrambi ricordati per aver presenziato alle solenni celebrazioni del primo centenario, il 22 maggio 1910, poi altri due vescovi di Cuneo, Clemente Manzini, per aver incoronato la statua della Madonna dal 1 al 8 luglio del 1860 nel primo cinquantenario ed infine Andrea Fiore, per aver consacrato il santuario il 10 luglio del 1897.

Pilone di ingresso al piazzale

Questo pilone, collocato sulla sinistra della strada, proprio nel punto di arrivo al Santuario, costruito tutto in pietra scalpellata, venne eretto nel 1851, in occasione della prima ristrutturazione del piazzale. In esso venne collocata la prima statua della Madonna, che sorgeva sopra la cappella titolare all’interno del Santuario. La statua, prima tutta in gesso bianco, è stata ultimamente restaurata e dipinta dal caragliese Bottero.

La statua di Cristo Risorto

La bellissima statua in bronzo, che rappresenta il redentore, che sorregge la croce con il braccio sinistro, mentre con quello destro, rivolto verso l’alto, indica il cielo, la meta di tutti dopo il trionfo sulla morte, è stata li collocata nel 1988 su rudere di una torre delle antiche mura, presso l’ultimo tornate della strada, in sostituzione di una vecchia statua in cemento, deteriorata dal tempo. Un violento temporale nel 2006 fece crollare la croce, che prontamente risistemata e assicurata al suo posto.

La grotta di Lourdes

Sulla strada che porta al Santuario non poteva mancare la ricostruzione della Grotta di  Lourdes, in cui la Madonna Immacolata apparve nel 1958 alla piccola Bernardette. La grotta è stata ricavata nel fianco della collina, sulla sinistra del penultimo tornante della strada. Prima molto semplice e modesta, è stata completamente rinnovata nel 1949. L’intervento era stato effettuato gratuitamente dalla famiglia Lerda e dal Comm. Donadio, proprietario dell’antica fornace di Calce della Vallera.

Pilone di Padre Pio, ex Pilone di San Grato

Questo pilone, costruito tutto in pietra scalpellata, conteneva una statua lignea di San Grato, molto venerato dai contadini come protettore della campagna dalla grandine. La statua ormai logora, è stata sostituita dal 1998 con quella di Padre Pio, proclamato santo nel 2002

Pilone Verde

Chi saliva al Santuario dalla vecchia stradina, circa a metà del percorso, passava acconto a questo pilone di color verde, costruito in legno su basamento in muratura. La sua costruzione risale al 1914, opera e dono della famiglia Savio. All’interno c’era un piccolo locale con seduta e l’allora rettore del Santuario Don Brignone, ormai vecchio, quando ritornava a piedi da Caraglio, faceva una tappa per rifiatare. In una piccola nicchia vi era collocata la statuetta di Maria Ausiliatrice. Con il passare del tempo le intemperie avevano rovinato i montanti e nel 1994 tutto era crollato. Un gruppo di volontari l’anno successivo, nel 1995, l’ha ricostruito di dimensioni più ridotte, ma con la stessa forma, un parallelepipedo a base quadrata su cui si eleva una cuspide piramidale, con rilievi triangolari sulle quattro facciate, perché durasse nel tempo. Nella piccola nicchia sul fronte della stradina sterrata è stata ricollocata una piccola statuina della Madonna, trasferita poi nella Chiesa di San Giovanni Battista a seguito di atti vandalici subiti dal monumento stesso.

L’ex Istituto Agricolo

Ai fratelli Brignone, Don Costanzo ed il Cav. Giuseppe, si deve l’opera che ancora oggi ne porta il nome. L’idea venne lanciata dall’allora rettore del Santuario Don Costanzo e la prima pieta venne posta nel 1914, circa tre mesi prima della sua morte. Il fratello ne continuò poi i lavori che furono ultimati nel 1921, poco prima della sua morte. L’istituto, che accoglieva i primi sei orfanelli, venne inaugurato nello stesso anno e consegnava la direzione alle suore del Cottolengo di Torino. Sorto nei primi anni dopo la prima guerra mondiale, l’Istituto inizialmente aveva proprio lo scopo di “accogliere gli orfanelli dei caduti di guerra o resi inabili per ferite o malattie ivi contratte, oppure di orfani di madre con padre sotto le armi”. Più tardi l’Istituto accolse anche ragazzi provenienti da famiglie indigenti o bisognose di aiuto anche se non orfani. I problemi di ordine economico venivano affrontati affidandosi ai proventi dei beni agricoli di sua proprietà e di alcuni animali, qualche mucca, pecora e capretta, alla vendita dei semi di bachi da seta schiusi in un’apposita camera di incubazione ed alla raccolta di beni in natura. Con il passare degli anni la vita dell’Istituto subì dei cambiamenti e nel 1963 si trasformo in una specie di convitto per accogliere ragazzi dai sei agli undici anni per permettere a loro la frequenza della scuola elementare affidata a degli insegnanti statali. Nel 1982 cambia nuovamente destinazione d’uso ed inizia la sua attività la Struttura diurna Socio formativa dell’Unità Sanitaria Locale con lo scopo di aiutare persone “diversamente abili” ad acquistare un discreto livello di autonomia personale per una partecipazione motivata alla vita sociale. Purtroppo da alcuni anni anche questa struttura è chiusa, inizialmente per lavori di ristrutturazione dell’edificio, attualmente sembra che tutto sia fermo in attesa di un futuro molto incerto, resta però viva negli abitanti caragliesi a lui molto legati, la speranza di una sua riapertura.

Fonte

  • “Regina degli Apostoli. Santuario del Castello” edita MG Servizi tipografici Vignolo 2010
  • “Mistà Itinerario romanico-gotico nelle chiese delle valli Grana, Maira, Varaita e Po, Bronda, Infernotto” +eventi edizioni 2006
  • “Repertorio dei monumenti artistici della Provincia di Cuneo” a cura di Mario Perotti 1980
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